Un’Opera tutta sacerdotale

 

“Il nome di Opera Divin Prigioniero nacque dal fatto che l’Istituzione è sorta accanto al Santuario Divin Prigioniero Santuario Eucaristico a suffragio dei Caduti della grande guerra e specialmente dei più abbandonati i Morti in Prigionia. Ma vuol avere anche il suo significato spirituale. Ricordare e onorare la volontaria prigionia di Gesù, prigionia terrena e eucaristica. Per mezzo di un sacerdozio sempre più eucaristicamente fervoroso soddisfare la sete di Gesù di darsi alle anime. L’impressione del seminarista, del chierico, del Sacerdote novello in cura d’anime, del soldato poi del Cappellano in guerra e in prigionia, quindi ancora del Parroco, nei molteplici contatti con le anime attraverso la predicazione alle masse e ai diversi stati, nei Ritiri, negli Esercizi Spirituali e la molteplice attività dell’A.C., maschile e femminile, è questa: le anime tutte nel Prete – vogliono il Prete-Prete. E il Prete-Prete, cioè il Prete secondo il Cuor di Dio, opera prodigi anche se all’apparenza può sembrare negativa. Cooperare dunque per dare alla Chiesa sacerdoti dotti e santi secondo lo Spirito di Cristo ecco tutto lo scopo dell’Opera. Scopo che vuol essere eminentemente pratico ed Evangelico. Alla scuola di Gesù e come Gesù. Un vero e proprio apostolato dattorno all’anima del Sacerdote in fieri et in esse, con conseguente assistenza anche a tutte le sue possibili necessità materiali. Tutto l’immenso bene che il Sacerdote o chi per esso compie per i laici, l’Opera intende compierlo esclusivamente per il Sacerdozio. Esclusività che ridonda “Per Ipsum et cum Ipso et in Ipso” a bene ancor più grande di questa povera umanità. “Ignem veni mittere …” “Charitas Xsti urget nos …” “Bonum diffusivum…” La storia, l’esperienza, anche la nostra personale sono lì ad attestarlo. Quanto più ci lasciamo prendere da Gesù e tanto più bruciamo per Gesù e per le anime”.

È con queste parole che il 15 febbraio 1942, Don Folci indica le motivazioni che hanno portato alla nascita dell’Opera, che la conducono nei sentieri della storia, che la motivano ogni istante.
Dare al mondo l’Amore di Dio, è il desiderio che muove il parroco di Valle tornato dalla prigionia, e per dare Dio al mondo, la prima e più importante opera da fare è curare il sacerdozio dall’alba al tramonto. Se si hanno preti santi, preti capaci di salvare le anime e glorificare il Padre, il Regno dei cieli si sarà realizzato. È necessario formare le giovani vocazioni ad essere preti eucaristici, preti desiderosi di donarsi totalmente e gratuitamente, come fece Gesù sulla Croce che si ripete ogni istante nell’Eucaristia; è indispensabile accompagnare, sostenere, correggere fraternamente i sacerdoti durante il loro ministero, perché non si perdano nella “mondità del mondo”; è necessario curare e preparare al grande incontro i sacerdoti anziani “la cui stola è ormai sdruscita”, ma che ancora con la loro preghiera e le loro sofferenze possono fare tanto per la salvezza degli uomini.
Don Folci, sente forte questo compito che la Divina Provvidenza gli sta affidando, ma ancora non sa come realizzarlo!
Chiede aiuto a tanti santi uomini di Chiesa, perché la volontà divina si faccia sempre più chiara. Il 26 ottobre 1925 riceve una risposta dal vescovo di Como Alfonso Archi “pregare, adoperarsi in ogni modo per la formazione del clero, specialmente il giovane, con siffatta impostazione, è lavorare davvero in unione illius divinae intentionis. Coltiva pure l’idea, maturala ai piedi del Tabernacolo, raccomandala insieme ad anime che si trovano già in questa via di perfezione ed intendono questo oscuro linguaggio”.
Nel frattempo è chiamato a predicare nelle diocesi di Como e di Milano in lungo e in largo, toccando le anime di molti che trovano nel suo sguardo e nelle sue parole l’ardore di un prete-prete, convinto di quel che dice e guidato dal Cristo.
È proprio in una di queste sue predicazioni, a San Carpoforo, che il progetto completamente sacerdotale colpisce il cuore di una giovane maestra d’asilo di Bellagio, Celestina Gilardoni, è il 1925.
Qualche tempo dopo questo primo incontro, nel 1926 la giovane bussa alla porta del padre a Valle, per fargli la proposta di dar vita a quel suo progetto.
Don Folci, intravede l’azione della Provvidenza, ma vuole esserne certo, non può accettare di dar vita a qualcosa che sia tiepido, che abbia dei tentennamenti, dei ripensamenti, no!, per Dio, per donare il suo amore, per formare, sostenere, guidare i sacerdoti, serve l’oblazione totale della propria vita.
Scrive a Celestina in una lettera del 28 agosto 1926 “figliola per un tanto ideale occorre essere delle marcite, delle mangiate”, mangiate come l’Eucarestia si lascia mangiare in ogni nostra comunione. La invita poi ad incontrarsi con altre due ragazze di Valle che stanno formandosi per iniziare questa Opera, “venga per dire con tutta schiettezza e semplicità quanto Gesù ha maturato nel suo cuore e disposta alla più decisiva decisione”, infatti non è l’Opera di Giovanni Folci che si sta realizzando, ma l’Opera Divina che “usa i cenci”, che parlando ai cuori di ciascuno ne permette la nascita e lo sviluppo. L’ideale divino è davvero condensato in alcune righe del settembre 1926 “se il dolce tormento continua e l’anima persevera ad essere invaghita del Divino ideale d’immolazione con Gesù e in Gesù e per Gesù, Sacerdote Eterno, per la santità dei suoi sacerdoti e per le vocazioni sacerdotali, con Domenica p.v., festa del Santo nome di Maria S.S., si unisca a noi nella rinnovazione del voto di Anima Vittima”. “Soffrire e amare, amare e soffrire a esclusivo scopo sacerdotale: santificazione, cooperazione, e riparazione, ecco il nostro Paradiso. Al posto di Gesù che solo può misticamente soffrire, noi con la vita dell’anima e con la vita del corpo”.
Il progetto divino comincia a prender forma e con gli esercizi spirituali il 29 novembre 1926 l’Opera Divin Prigioniero vede i suoi natali con il padre, quattro ragazze (due maestre di Bellagio e due giovani di Valle) e 6 figlioli delle elementari, tutto all’ombra dell’erigendo Santuario del Divin Prigioniero, Gesù Eucaristia.

MUSEO DON FOLCI

Con la realizzazione di questo museo virtuale si vuole far conoscere la figura del Venerabile Sacerdote Giovanni Folci, esempio di santità, che con le sue parole e la sua intercessione desidera portare ogni uomo e donna alla gioia di essere Santi!

Indirizzo:
Valle di Colorina (So)
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